L'Arte di Ettore Orlandini




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I Moduli



 


 

 

La ricerca astratta: I "MODULI"

 

Verso la fine degli anni settanta, alla ricerca di un rigore compositivo che è alla base di ogni opera pittorica, Orlandini concepisce due figure, che chiama “moduli”. Modulo è qui da intendersi in senso etimologico di “misura” (dal latino “modulus”, diminutivo di “modus”, piccola misura, ritmo, armonia). I due moduli si distinguono a seconda che prevalga in essi lo sviluppo di una tipologia che egli usava definire scherzosamente “femminile” o maschile”, riconoscibile per alcuni caratteri di sua invenzione. Di fatto si potrebbe far derivare un modulo dall’altro, come se un’energia contenuta potenzialmente all’interno, ad esempio, del modulo “A”, con caratterizzazione “femminile”, si sprigionasse all’esterno, con opzione bidirezionale, dando origine all’altro modulo “B”, con netta caratterizzazione “maschile”. Quest’ultimo mantiene tuttavia la possibilità, sfruttando la medesima energia, di invertire la direzione e ricostituire il modulo di partenza.

Esempio di un modulo “A” – Tipologia cosiddetta “femminile”

 

Il modulo “A” (tipologia “femminile”) può svilupparsi lungo una prima possibile direzione generando un modulo “B”
(cosiddetta tipologia “maschile”)

 

Lo stesso modulo “A” si sviluppa nella seconda possibile direzione generando un secondo diverso modulo “B”
 

I moduli si presentano come strutture “comunicanti” attraverso intersezioni non casuali, ma disegnate secondo un progetto matematico che considera il modulo una componente costruttiva – usata talvolta uniformemente e reiteratamente - idonea a creare composizioni, infinitamente variabili, dotate di ritmo e misura. Indipendentemente da ogni significato simbolico i moduli di Orlandini possono considerarsi forme assolute di una realtà astratta, affrancata da ogni motivo naturalistico, la cui forza espressiva, basata su un ordine geometrico-razionale, si libera dagli elementi plastici puri: linea retta, angolo retto, colori definiti nettamente. Le sue composizioni modulari si fondano sul rapporto orizzontale-verticale, con esclusione di linee curve. Le linee rette dei moduli, spesso in sezione aurea, danno luogo a quadrati e/o rettangoli in perfetto equilibrio e armonia. L’infinita potenzialità espressiva delle combinazioni modulari, sia utilizzando singolarmente l’una o l’altra tipologia di modulo, sia utilizzandole entrambe congiuntamente, riflette in modo paradigmatico l’infinita creatività del reale. Il ritmo e l’equilibrio delle composizioni sono spesso arricchiti dall’alternarsi di campi colorati all’interno delle strutture geometriche.

 

     
     
     
     


 

 

I moduli, strutture in continuo sviluppo

 

Anche le possibilità dinamiche dei moduli sono bene rappresentate. In “Il salotto” ad esempio, il gossip è reso dalla direzione centripeta di sei moduli “femminili” che s’infittiscono verso il centro della composizione, dando luogo a un insieme molto racchiuso e perfettamente equilibrato. In altre composizioni la struttura non ha centro o il limite della periferia. Il pattern è aperto su tutti lati.

 

     
     


“Le relazioni formali in un’ opera... costituiscono un ordine, una metafora dell’Universo”
(H. Focillon)

 

 

Analogie con Suprematismo, Minimalismo, Concettualismo, De Stijl

 

Per questo modo di rappresentare una realtà astratta si può trovare qualche punto di contatto con il Suprematismo, un movimento artistico sorto in Russia intorno al 1915/16, la cui grammatica si basava su alcune figure geometriche fondamentali: quadrati e cerchi. Anche la corrente minimalista, le cui opere si organizzavano intorno a semplici idee e alla ripetizione seriale di moduli geometrici elementari, può essere qui richiamata. Dal punto di vista cronologico il Concettualismo è il movimento artistico più vicino alle opere astratte di Orlandini. Esso emerse negli anni ’60, mentre la prima mostra specificamente dedicata all’ Arte Concettuale ebbe luogo nel 1970 al New York Cultural Center. Nell’ arte concettuale l’artista persegue lo scopo di trasmettere un’idea o un concetto allo spettatore piuttosto che rappresentare oggetti concreti o persone; egli si rifiuta di creare oggetti artistici in senso tradizionale, da considerare come merce preziosa, ma vuole invece creare idee e riflessioni, rappresentare l’attività del pensiero, escludendo ogni componente emozionale. Per questo modo di considerare un’idea o un concetto l’aspetto più importante del lavoro di un artista, possiamo trovare qualche collegamento tra l’arte concettuale e i moduli di Orlandini. Tuttavia analogie più strette possono trovarsi con le composizioni ortogonali di Mondrian in cui le rette orizzontali e verticali rappresentano le forze antagoniste, destinate a comporsi pacificamente, che costituiscono l’essenza della vita. Orlandini poteva senza dubbio concordare con questa linea di pensiero. Infatti egli citava spesso di Hegel il principio filosofico secondo cui “Tutto ciò che è Reale è Razionale” e la sua legge dialettica per cui la sintesi mostra l’unità degli opposti, poiché per la Ragione, differenza e identità non sono incompatibili. Inoltre, senza saperlo, costruiva i suoi moduli come talvolta Mondrian, utilizzando nastri adesivi colorati. Tuttavia, mentre nel pittore olandese lo schema compositivo si basa unicamente su rapporti equilibrati fra gli elementi plastici fondamentali, linea, superficie, colore, in Orlandini gli stessi elementi assumono la forma definita di strutture modulari che hanno in sé la possibilità virtuale di infiniti contesti razionali. I moduli di Orlandini sono significative "entità" specifiche, emergenti, se possiamo dir così, dal "mondo indifferenziato" di Mondrian, forse simboli di una società umana utopicamente e altamente organizzata secondo canoni geometrico-matematici: il mondo della Ragione che è dietro il mondo delle apparenze quotidiane. I suoi moduli sono concepiti come entità astratte, nella loro caratterizzazione maschile/femminile, libere di espandersi e moltiplicarsi creativamente all’infinito. Essi riflettono la realtà razionale, interamente mentale, che sottende a tutto ciò che è conosciuto dai nostri sensi come il mondo vivente nelle sue varie, concrete e molteplici forme.


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